• gilberto borzini

Filosofi e Filosofologi alla prova della Società Liquida

Quasi nessun grande filosofo del passato era un filosofo di professione. C'erano maniscalchi e fabbri ai tempi di Platone, poi ci sono stati ottici, idraulici, matematici e tornitori di lenti, sindacalisti, medici, psicologi e proprietari terrieri. Persino qualche giornalista.

La filosofia, quindi, è un hobby speculativo e si può essere filosofi senza passare dalle accademie.

Le accademie servono ai filosofologi, prevalentemente professori di storia della filosofia, custodi della tradizione e del sapere noto. Raramente inventori, innovatori, ideatori quanto, più spesso, estensori di tomi tanto dotti quanto noiosi.

I Filosofi, oggi, brillano per assenza : orfani di Popper si aggrappano a Baumann (sociologo) o a Zizek ma davanti ad uno mondo che da reale diviene virtuale, dove alla Cosa si sostituisce l'Apparenza (con platonica titubanza) e dove persino alla Moneta subentra un'eterea inconsistenza numerica, dove alla proprietà si sostituisce la fruizione e alla vigile morale l'hic et nunc del temporaneo assenso, qualche difficoltà, ammettiamolo, ce l'hanno.

Non altrettanto i filosofologi, che, forti della debolezza dei filosofi, predicano pistolotti sapientoni generalmente su argomenti insensati e metafisici, di cui ai tempi dell'intelligenza artificiale non si sente alcun bisogno, ma tant'è, sono i testimoni del ciò che fu in un tempo in cui c'è bisogno di capire cosa sarà.

Persino il conflitto si è arreso. quel generoso, entusiasmante conflitto di classe che ti faceva riconoscere l'avversario, che regalava appartenenza e condivisione del conflitto non c'è traccia. Sostituito dal lamento, a volte persino dal disaccordo, ma già propenso alla sconfitta in cambio di qualche modesta iniezione di welfare, il conflitto è scomparso annegato in uno spritz.

Techné coniugata in 3d ha un po' perso la mano, Episteme è in pensione, le Semantiche si accavallano in rete in un caleidoscopico nulla, e l'aspirante filosofo dibatte con se stesso sul ciò che non era o che ancora non è domandandosi quanto sia lunga la corda del proprio pendolo.




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