• gil borz

Giovani pesci rossi

Oggi Verga non sarebbe scrittore: farebbe lo sceneggiatore di uno di quei film, generosamente contribuiti dal Ministero e diretti da una regista, in cui un gruppo di sfigati dibatte sulla sfiga senza trovare soluzioni per uscire dalla sfiga anche perché, col welfare che c'è, tutto sommato nella figa non si sta neppure male.

Anche Pirandello avrebbe un altro mestiere: psicoanalista dei servizi di base scriverebbe centinaia di ricette prescrivendo psicofarmaci a chi tentenna sulla propria identità.

Il teatro è come un buon romanzo: esige attenzione, partecipazione e condivisione. Roba difficile per i pesci rossi.

Tarkovsky o Jodorowsky, Bergman e persino Kubrik, oggi non riempirebbero i cinema: i pesci rossi vivono l'istante.

I pesci rossi non hanno memoria: è talmente minima da essere, secondo noi, impercettibile. Questo fa sì che vivano in un presente costante e forse è il motivo della loro espressione perennemente stupita.

Attenzione, partecipazione, approfondimento sembrano residuati bellici, un armamentario di secoli trascorsi.

Oggi è l'istante, la vita è istante, un presente costante, un "reel" su instagram, una "storia" su facebook.

Se il tempo e il suo scorrere ha rappresentato per secoli un dilemma filosofico vivere nell'istante ha risolto il dilemma.

Se l'analisi e l'approfondimento hanno appesantito la nostra cultura, rendendola ciò che fu, la memoria del pesce rosso riconduce ogni cosa alla leggerezza.

L'istante vissuto nella corrente fluida, serena smemoratezza dell'idiota.




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