• gil borz

La filosofia necessaria

Non trovo affatto curiosa la tendenza di trovare sempre più "filosofi" prestati alle questioni aziendali. Personalmente ho trascorso oltre 30 anni occupandomi di marketing, ovvero applicando aspetti metodologici e di valutazione caratteristici della filosofia agli elementi osservabili del mercato. Elementi che, nelle loro oscillazioni, consentono una valutazione di carattere predittivo.

Perché si ha un bel dire, ma le cose fatte dagli uomini rispondono alla psicologia degli uomini, per cui - inevitabilmente - a condizioni date vi saranno reazioni già osservate, ed è questo l'elemento dei "ritorni" storici: non è la storia che si ripete, ma il comportamento umano.

Lo scorso '900 iniziò con una guerra mondiale (inutile e sanguinosissima), su cui si accavallò una pandemia e a cui seguì il collasso finanziario europeo (che portò a fascismo e nazismo) e quello americano del '29.

L'attuale secolo '000 ha anticipato la pandemia, la guerra in corso vuole riorganizzare gli equilibri mondiali e il collasso sistemico finanziario è facilmente alle viste.

Non è la storia, ma l'uomo: l'uomo, in particolare, all'interno di un modello, nel nostro caso quello del liberismo globalizzante.

L'osservazione, nel macro come nel micro, e la conoscenza consentono previsioni e le previsioni consentono adeguamenti preventivi.

Ci si dovrebbe domandare, nella congiuntura attuale, perché nello scorso secolo nacquero e si affermarono in Europa occidentale Mussolini, Francisco Franco, Hitler, Salazar e perché mai la sinistra socialista, che pure aveva solidissime basi intellettuali, venne ammutolita: un'analisi attenta, non preconcetta, potrebbe suggerire all'attualità modelli diversi di gestione.

Ci si dovrebbe domandare quali similitudini corrono tra quell'epoca, con la figura di Stalin a governare l'URSS, e l'accordo difensivo che impegnava l'Inghilterra in difesa della Polonia.

Si dovrebbe considerare il parallelismo tra colonialismo otto-novecentesco e partnership commerciali attuali, entrambe con al centro la disponibilità e gestione delle materie prime.

E' palese quindi che se si persiste a rispondere con vecchie risposte a medesimi presupposti le vicende non possono che svilupparsi come in passato, ma a quanto pare il "modello" economico da cui siamo pervasi non consente di guardare oltre al proprio naso, anzi forse non vuole, perché se sapessimo guardare vedremmo che chi ci impone il modello è lo stesso attore che per decenni ha giocato a rimpiattino con la nostra democrazia, infliggendoci, tra le altre cose, un decennio abbondante di terrorismo.

(immagine: il Simposio- Feuerbach- 1869)



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