• gil borz

LA FINE DELL'ERA VOLGARE

Difficile dire esattamente quando l'Era Volgare sia iniziata: potrebbe coincidere con la Rivoluzione Francese, strutturata a immagine della proto-borghesia industriale, oppure con i moti europei del 1848 o ancora con la Comune di Parigi, imperniata sul materialismo socialista: tutto sommato importa relativamente.

Ciò che conta è che ne stiamo osservando la fine, caratterizzata da alcune manifestazioni palesi.

Scompare la fiducia nella democrazia rappresentativa: superfluo recarsi alle urne sapendo che il voto sarà reso carta straccia dai giochi e dagli intrighi di palazzo (a maggior ragione se chi dovrebbe rappresentare la mia categoria ben poco ha fatto per sostenermi durante anni tremendi di pandemia e recessione).

Scompare, con la scomparsa dei voli low cost, la democrazia economica del trasporto, quel fenomeno che ha consentito per decenni alle masse di trasformare luoghi meravigliosi in affollati luna-park vocianti.

Si ridimensiona, in attesa che scompaia, l'influenza dei social network, quei non-luoghi che hanno consentito al mondo di esprimere opinioni non richieste: la curva evolutiva è diventata un'inoffensiva carrellata di cucine fai da te e cartoline care solo a chi le invia.

Due quindi i fenomeni: il primo, bottom-up, la rinuncia alla partecipazione, alla politica e all'Agorà; il secondo, top-down, la fine della corsa al ribasso del prezzo per acquisire mass market e quote di mercato: l'impresa non può mantenere l'asintoto della marginalità minima e modifica organizzazione e orientamento, puntando all'esclusività e alla marginalità.

Riemergono le Classi ottocentesche: la Prima dei Signori, la Seconda di chi ce l'ha fatta, la Terza dei poveracci.

Con la fine dell'Era Volgare si ripristinano Imperi e Regni, Monarchie, Corti e Aristocrazie.

Fino alla prossima Rivoluzione Francese (o ovunque abbia occasione di insorgere)





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