• gil borz

La ribellione silenziosa e il nuovo paradigma economico

Nella mappa sono indicati in colore verde i Paesi che applicano sanzioni alla Russia. Gli altri, in bianco nella mappa, pur avendo criticato l'attacco militare russo si astengono dalle sanzioni: si tratta, a ben guardare, di tutto il mondo "non occidentale" o di quella parte di mondo strettamente legato alla sfera occidentale, come il centro e sud America, che ha maturato una sorda ostilità alla politica - non solo economica - statunitense. Il centro America è ancora scosso dalle politiche repressive dei governi militari sostenuti dagli USA, politiche a cui persino il Vaticano di Woytila si era affiancato, mentre il Sud America premia, sempre più frequentemente, presidenti e governi politicamente non favorevoli a Washington.

E' in atto, in sostanza, una ribellione silenziosa verso l'Occidente capitanato dagli USA, ribellione che certamente fonda la propria motivazione sulle politiche coloniali perpetrate dal 1500 in avanti dagli Stati europei, di cui la memoria è ancora viva e presente, e, più recentemente, dal cosiddetto imperialismo di stampo statunitense.

Siamo di fronte ad un possibile mutamento globale della struttura delle relazioni economiche planetarie e in Ucraina si gioca la partita, e per questo motivo (solo per questo motivo) i partecipanti al G7 affermano che "costi quel che costi" supporteranno Kiev: chi vince detterà le regole dell'economia globale in un contesto che non esclude la nascita di un nuovo paradigma economico.

Il silenzio dei "BRICS + A" (Brasile, India, Cina, Argentina a cui affiancherei anche il Messico e, per sviluppo economico, Senegal, Tanzania e Ghana) e dell'intero mondo islamico (Indonesia e Malaysia incluse) sembra l'attesa di vedere come andrà a finire per aggiornare le proprie modalità operative in economia, finanza e mercato valutario: una sconfitta occidentale in Ucraina significherebbe una perdita di reputazione per il Dollaro USA, per il Commonwealth inglese, per la stabilità europea e per l'Euro.

Un "liberi tutti" dalle vecchie relazioni di sudditanza che potrebbe trasformarsi in un inferno globale ma, ritengo, sarà in qualche modo guidato e controllato dalle potenze emergenti.

Insomma: in Ucraina non c'è in gioco la libertà degli ucraini, ma l'impianto geopolitico costruito dal capitalismo occidentale.



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