• gilberto borzini

Ma non è una cosa seria


Nel complesso, si dice, il Turismo vale, con i suoi 130 miliardi di volume d'affari il 7% circa del PIL nazionale (1.781miliardi).

Di questi 8,3 miliardi sono (erano) prodotti dai tour operator, una cifra coerente con i 12 miliardi messi in campo dalle 12mila agenzie di viaggio dettaglianti che, in larga misura, intermediano gli 8 miliardi dei T.O.).

Il turismo organizzato, se guardiamo bene i numeri, vale lo 0,6% del fenomeno turistico complessivo, mentre l'incidenza sul PIL prevede troppi decimali per poter essere valutata.

In questa più che sommaria analisi ho riportato dati consuntivi relativi al 2019, quindi pre Covid19, pre guerra in Ucraina, pre iperinflazione, pre carestia, pre siccità, pre carenza energetica, pre vaiolo delle scimmie (i cinghiali a Roma c'erano già). Malgrado la cautela utilizzata il dato evidente che emerge dalla lettura dei numeri è l'esiguità del turismo organizzato rispetto al fenomeno turistico generale.

Un "nanismo" determinato dall'iper-frammentazione del settore (meglio sarebbe dire polverizzazione), dai modesti investimenti telematici e in comunicazione (il grande pubblico ignora i nomi dei tour operator che non fanno pubblicità televisiva), dall'esuberante incidenza di lavoro manuale rispetto alla possibilità offerte dall'implementazione infotelematica e il conseguente ridotto margine contributivo.

Un ritardo in primo luogo "culturale" (la polverizzazione risponde al nostro individualismo esasperato) e, in seconda battuta, economico: nello scenario competitivo per farsi trovare e scegliere sono necessari grandi investimenti.

Faccio notare che il solo portale americano (ma che vende il mondo al mondo) Booking.com nel 2018 ha gestito 28 milioni di annunci di soggiorno in alberghi, case e appartamenti per 92,7 miliardi di dollari di prenotazioni e 760 milioni di notti, con un EBTDA di 5,7 miliardi di dollari.

(fonte Turismo globale: miliardi di dollari di profitti in mano a 7 giganti (valori.it))

Il solo EBTDA di Booking.com vale quasi quanto il volume d'affari dei tour operator italiani espresso nel 2019.


I passi inevitabilmente necessari per tenere il naso fuori dalle onde (ammesso che le onde che si vanno oggi formando non si trasformino rapidamente in tempesta) sono semplici e "passano" tutti da forme di integrazione: orizzontale nella gestione dell'offerta, centralizzata nella distribuzione telematica e verticale nella gestione territoriale della distribuzione al consumatore (servizi di consegna e post vendita).


Ma entriamo nell'analisi dei numeri.


Considerando i numeri nel loro valore assoluto, i viaggi dei residenti in Italia nel 2019 sono 71 milioni e 883 mila (411 milioni e 155 mila pernottamenti) con una flessione rispetto al 2018. La domanda di turismo dei residenti infatti diminuisce (-8,8% rispetto al 2018), dopo la rilevante crescita dell’anno precedente. La tendenza positiva, rappresentata nel triennio 2016-2018 da un incremento rispetto al 2015 di circa 21 milioni di viaggi e 91 milioni di notti, subisce così un parziale arretramento, ma il numero di viaggi e di notti rimane comunque sopra i livelli registrati nel 2017.

Venendo al dettaglio delle destinazioni, il 76,2% dei viaggi ha come meta una località italiana (-12,8% sul 2018), mentre il 23,8% è diretto all’estero. Il Nord rimane l’area del Paese con più potere attrattivo (36,6% dei viaggi) sia per le vacanze, soprattutto se brevi (44,9%), sia per i viaggi di lavoro (39,5%).

Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia e Veneto si confermano le cinque regioni italiane più visitate, a cui quest’anno si aggiunge il Trentino Alto-Adige. Queste sei regioni accolgono complessivamente il 52,7% dei viaggi interni.

(fonte ISTAT)


I TOUR OPERATOR

I bilanci di 50 tra i principali tour operator italiani, includendo anche Costa Crociere, che hanno prodotto nel 2019 ricavi complessivi, derivanti dall’attività di organizzazione di viaggi, per circa 8,310 miliardi di euro (7,46 miliardi di euro a valori riclassificati per il 2018).

Il valore complessivo prodotto dagli operatori esaminati dalla ricerca, senza Costa Crociere, ammonta a circa 4 miliardi di euro (3,5 miliardi di euro nel 2018).

6 società con oltre 100 milioni

Margine di contribuzione medio 1,8%

L'Indice di liquidità media (1,98) definisce un alto ricorso al finanziamento esterno.

(fonte Bilanci 2019, un trend dinamico - GuidaViaggi)


Le agenzie di viaggio

Oltre 11.000 agenzie attive in Italia (tra aziende e filiali) nel 2019, di cui quasi 3000 operanti nell’incoming: è quanto emerge dalle stime sulle agenzie di viaggio in Italia elaborate dal settore ricerca di CST Firenze per Assoviaggi Confesercenti.

L’indagine, presentata durante una diretta FB sulla pagina di Assoviaggi, ha messo insieme dati provenienti da più fonti: archivi di Camera di Commercio, elenchi regionali e archivio della rivista specializzata “L’agenzia di viaggi”, oltre a dati Istat e ad indagini campionarie e stime di CST Firenze.

Secondo quanto emerso, al 4^ trimestre 2019 le agenzie di viaggio attive erano 11454 ed hanno generato un fatturato di 12 mld di euro. Tra queste, secondo stime CST, le agenzie di viaggio specializzate nell’incoming sono state 2.911 per un fatturato prodotto di 1.872.617 mld.

(fonte Agenzie di viaggio e incoming in Italia: 1.8 mld di euro di fatturato (centrostudituristicifirenze.it)



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