• gil borz

SE LA NATO INDOSSA IL FEZ

Per comprendere l'evoluzione della guerra ucraina è sufficiente osservare i cambiamenti di umore nella politica di Ankara.

Partita con le forme del rassicurante Negoziatore, da pochi giorni Ankara ha assunto la posizione rigida che vede in Mosca l'Ostile, l'Avversario, il Nemico.

Come osserva Paolo Mieli nel suo ultimo libro «Le ferite del passato non si cicatrizzano mai. Niente può considerarsi definitivo per quel che attiene alla "guarigione", più o meno apparente, dalle lesioni prodottesi anni, decenni, secoli, addirittura millenni fa», e certamente la questione ucraina, la Crimea e la navigazione sul Mar Nero rappresentano ferite aperte almeno dal 1764, ai tempi dell'Etmanato cosacco, per non dimenticare le lunghe guerre tra Impero Russo e Impero Ottomano del secolo XIX.

Oggi il secondo esercito della NATO, quello turco, si presenta col Fez e Mosca replica richiamando 300mila effettivi, predisponendosi ad un inasprimento concreto, e allargato, del conflitto.

Le ferite storiche non si rimarginano mai.



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