• gilberto borzini

TURISMO ORGANIZZATO: un modello da cambiare?

Se guardo i like e i commenti nei post del "turismo" organizzato (inclusi i giornali, i periodici e i "giornalisti" del settore) presenti nei principali social network , mi rendo conto che il tutto vada semplicemente rifatto.

I numeri, infatti, sono inconsistenti; i commenti fatti dalle solite, stesse persone, quasi che al turismo organizzato, nel suo complesso, sfuggisse l'area strutturalmente necessaria per la sua stessa sopravvivenza: il grande pubblico.

Peggio: il disinteresse riguarda la distribuzione, quel tessuto composto da qualche migliaio di agenti e consulenti che sembra "indifferente" alle riflessioni, ai suggerimenti, alle proposte, alle informazioni veicolate attraverso i social.

Ci si può illudere che i "numeri" di certe fiere definiscano la positività delle Fiere stesse, ma per essere sinceri i numeri della bit o del ttg incontri sono poco indicativi (anche la mensa del pane quotidiano di Milano registra, purtroppo, 4000 visitatori al giorno): il modello è superato, vecchio e sepolto, incapace di attrattiva (al massimo sprone di curiosità) ma soprattutto inadeguato a produrre economia: sono le solite 4 chiacchiere tra semipensionati che si conoscono da una trentina d'anni.

Purtroppo o per fortuna il Turismo, in particolar modo il turismo ricettivo, è l'ultima frontiera dell'economia nazionale, ma solo perché non è delocalizzabile come altre industrie, ma sembra essere colpito da una sindrome atarassica: scarso interesse verso il turismo organizzato, che sposta decine di migliaia di persone rispetto ai milioni di turisti che si muovono; scarsa capacità di "presa" da parte dei media specialistici sulla filiera del turismo organizzato; scarso appeal se non si usano i termini magici dello sconto e dell'offerta.

Si può pensare che la disintermediazione operata dai sistemi online sia alla base del distacco tra pubblico e rete distributiva, ma personalmente ritengo si tratti di altro, ovvero di una diffusa sensazione di "scarsa affidabilità" percepita dal grande pubblico rispetto al sistema del turismo organizzato (mi propongono quello che li fa guadagnare di più; una volta presi i soldi poi se ne fregano; trovo le stesse cose su internet e risparmio un sacco di soldi e di tempo).

Ecco: c'è bisogno di uno sforzo di rinnovamento complessivo, e di una notevole dose di capacità di dialogo con l'utenza potenziale.



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